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TRENTO - La «donna del flit»right

A Trento



Trento in via San Pietro, proprio di fronte alla chiesa, c'è un mosaico che spicca in maniera predominante sulla facciata di quella galleria che, ricavata dallo sventramento del «Sas», porta oggi il nome di galleria dei Legionari trentini. Si tratta di un'opera del regime fascista. Autore del mosaico Gino Pancheri, un famoso pittore trentino. Cosa rappresenta, nei minimi particolari, questo mosaico che è stato mutilato del simbolo del fascio littorio e della firma di Benito Mussolini il 25 luglio 1943, quando cadde il  fascismo. Esprime la raffigurazione dell'Italia, che dovrebbe essere libera e indipendente. Ma a questa raffigurazione di un' Italia    libera e indipendente venne imposto all'artista di mettere in mano, al posto di una fiaccola, o di una bandiera, o di altro analogo simbolo, un fascio littorio, scelto come emblema del fascismo. Scriveva Pietro Fanfani nel secolo scorso, riferendosi a quella figura femminile che artisti e poeti sceglievano per rappresentare l'Italia: «Questo cantano i poeti, questo ripete l'eco di ogni monte e di ogni valle. Ma qui, se la mia voce potessi sperare che fosse ascoltata, vorrei dire agli italiani: Non vi addormentate: non crediate che ogni acqua vi lavi: di troppo più ha

Bozzetto di Gino Pancheri per il mosaico di via S.Pietro a Trento

bisogno la patria che di millante rie, e di vanti poetici: altre volte, anche a memoria nostra, ci siamo allegrati e tosto tornò il pianto!». Certamente il mosaico che dovrebbe abbellire la facciata della galleria dei Legionari, così come appare ai nostri giorni, serve poco a ingentilire uno degli angoli più caratteristici della città. E non è certamente cancellando i simboli di una dittatura, che appartiene al nostro passato prossimo, che si può valorizzare un' opera d'arte, degna comunque, proprio come opera d'arte e creazione di uno tra i più famosi artisti trentini, del massimo rispetto. I Trentini, coloro che in minima parte avversavano le ideologie del fascismo e tutti coloro che erano costretti a seguirle, o le subivano, chi per convinzione, chi per carità di patria, chi per necessità economiche, avevano battezzato col nome di «donna del Flit» quella figura predominante nel mosaico di via San Pietro, che doveva rappresentare l'Italia. Per chi non lo sapesse, perché i tempi sono mutati, veniva denominato in quell' epoca come jlit, dall'inglese jly che significa mosca, un particolare liquido insetticida che veniva spruzzato con uno speciale arnese polverizzatore che, per le dimensioni, per la particolare forma cilindrica e per il caratteristico contenitore, somigliava esattamente a quelle verghe riunite insieme che, nell'epoca romana, avevano nel mezzo una scure per eseguire le decapitazioni. Pertanto, secondo l'ironica descrizione, una donna che personificava l'Italia e che se ne andava in giro tenendo in mano uno spruzzatore per uccidere le mosche. Potrebbe tornare ancora di attualità scorgere in quella «donna del Flit» l'Italia dei nostri giorni che, armata di un simile aggeggio, espelle, rimuove, fa piazza pulita, scaccia via tutti quei mali dei quali oggi è costantemente pervaso il Paese. Su una delle più importanti contrade di Trento c'è dunque un mosaico che appare tuttora mutilato, ma che forse può essere cambiato e restituito alla vita.

 

 

 
  

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Antonio@Enio